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Conseguenze legali per i coniugi separati in casa

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Essere separati in casa può portare delle conseguenze legali in fase di separazione ed è bene che i coniugi sappiano quali problemi ciò comporta

Conseguenze legali coniugi separati in casa

Separati in casa, ecco una scelta che molti coniugi fanno invece di vivere separatamente dopo la separazione. Ma vivere da separati in casa non è per i coniugi una scelta priva di rischi legali che è bene conoscere prima di scegliere questa situazione abitativa nella casa coniugale al momento di separarsi.

Con la separazione, a seguito della sospensione dei doveri nascenti dal vincolo matrimoniale, viene meno la comunione materiale e spirituale tra i coniugi, tanto che questi, normalmente, scelgono residenze differenti. Tuttavia, in giurisprudenza, non mancano sentenze che autorizzano la coppia, ormai separata, a vivere ancora insieme, seppure solo temporaneamente, all’interno di quella che una volta era stata la casa familiare.

Separazione consensuale senza avvocato


Ciò accade, di regola, in attesa che si provveda alla vendita dell’immobile adibito a tetto coniugale, oppure che uno dei due reperisca un’occupazione lavorativa. Spesso, infatti, le difficoltà di natura economica impediscono ai coniugi di potersi far carico degli esborsi connessi a una differente soluzione abitativa. 

Talvolta, inoltre, esigenze di tutela dei figli potrebbero indurre i genitori, in casi eccezionali, a optare per una persistenza della coabitazione sino al raggiungimento della maggiore età della prole. A tal proposito, è bene precisare che, giuridicamente, coabitazione e convivenza assumono due significati del tutto diversi.

Del resto, mentre la prima va intesa come semplice condivisione fisica della medesima abitazione, la convivenza presuppone, invece, una comunanza affettiva e sentimentale della quotidianità. Ciò premesso, con la separazione in casa, si assiste, quindi, al permanere della coabitazione con l’interruzione della convivenza.

Ma quali inconvenienti potrebbero sorgere in una situazione di questo tipo? Innanzitutto, ai fini dell’ottenimento di una sentenza di divorzio, la giurisprudenza ha avuto modo di chiarire come la separazione in casa non ne sia di ostacolo, essendo caratterizzata dalla mancanza, tra i coniugi, di quella comunione legale e spirituale che contraddistingue l’unione matrimoniale (sentenza Corte di Cassazione n. 22346/2204).

In altre parole, marito e moglie, pur continuando a vivere nella medesima abitazione, si comportano tra loro come estranei (disinteressandosi delle rispettive necessità, consumando pasti separatamente e dormendo in camere diverse). Chiaramente, da non sottovalutare sono i problemi che potrebbero aversi nel caso in cui uno dei due coniugi, intenzionato, per vari motivi, a opporsi alla pronuncia divorzile, eccepisse un’effettiva riconciliazione, riferendosi proprio alla condivisione quotidiana dello stesso immobile.

Se ciò accadesse, si renderebbe necessario dimostrare che la scelta di coabitare non rappresenti una ripresa della convivenza dettata da motivi di affetto, ma costituisca una condizione dovuta a ragioni di opportunità, eventualmente frutto di un accordo tra le parti. In sede di giudizio, si dovranno poi portare a conoscenza del Giudice tutti gli elementi utili da cui desumere l’effettiva situazione esistente tra i coniugi, tenendo presente che l’Autorità Giudiziaria resterà libera di valutare le prove secondo il proprio convincimento.

Pertanto, se, da un lato, la coabitazione non è tale da impedire, in linea generale, una pronuncia di divorzio, dall’altro, come appena visto, si potrebbero verificare una serie di inconvenienti, non sempre di facile soluzione. Inoltre, al di là di ulteriori aspetti più pratici legati, ad esempio, alle modalità di ripartizione delle comuni spese domestiche (luce, gas, alimentari etc.), alcuni disagi potrebbero sorgere anche a livello burocratico.

Basti solo pensare che, nel caso in cui venisse richiesto l’assegno di maternità concesso dal Comune di appartenenza in favore della madre separata, ai redditi di quest’ultima andranno sommati quelli dell’ex coniuge se ancora residente nella medesima unità abitativa, con il rischio che vengano superati i valori reddituali richiesti per il beneficio.


In conclusione, seppure, negli ultimi anni, crescenti e obiettive difficoltà economiche hanno indotto sempre più coppie a vivere da “separati in casa”, è comunque consigliabile, prima di giungere ad una decisione di questo tipo, valutare attentamente tutte le conseguenze che una simile situazione può comportare.

A cura dell'Avvocato Francesca Maria Croci